Crea sito
Pages Menu
TwitterFacebook
Categories Menu

Posted by on 8 Lug, 2016 in news |

Chi ha più soldi paghi di più: la “rivoluzione dell’equità” del rettore di Palermo

Chi ha più soldi paghi di più: la “rivoluzione dell’equità” del rettore di Palermo

Chi l’ha detto che il Sud è luogo in cui tutto va male e niente non funziona? Ad esempio, per smentire questo stupido luogo comune, succede che il rettore dell’Università di Palermo, Fabrizio Micari, ha messo in atto una vera e propria operazione di “giustizia sociale”, che farà incassare all’università risorse in più da ridistribuire nel diritto allo studio e nel miglioramento dei servizi agli studenti (oltremodo necessari).

Capiamo meglio di cosa si tratta. In sintesi, far pagare di più ai ricchi e di meno ai poveri. Nello specifico, ci sarà una vera e propria stangata per chi ha un reddito superiore ai 100mila euro, che dovrà sborsare 500 euro in più all’anno. Parallelamente, saranno esentati dal versamento delle tasse gli studenti il cui reddito familiare non supera i 19mila euro, ci saranno sconti per i fuorisede e per gli studenti più meritevoli. Gli stranieri, il primo anno, studieranno gratis e le famiglie numerose avranno sgravi in più. Aumenteranno le tasse anche per chi ha un reddito superiore ai 55mila euro.

Insomma, una rivoluzione che va nella direzione di una equa ripartizione della tassazione e che porterà ben 2,5 milioni di euro in più nelle casse dell’ateneo siciliano. Un bell’esempio che dovrebbe essere esportato in tutta Italia, un’impostazione alla cui base c’è un’idea semplice: chi ha di più è giusto che paghi di più, aiutando chi, invece, ha poco. Le politiche tributarie della stragrande maggioranza dei rettori italiani, invece, purtroppo, fanno gravare il peso maggiore sui ceti più deboli. Facendo diventare l’università un “lusso” al quale sempre più famiglie sono costrette a rinunciare per i propri figli.

Prendano esempio gli altri rettori. Fortunatamente ci sono già realtà che, di concerto con le rappresentanze studentesche, si stanno muovendo in questa direzione, come ad esempio il nostro ateneo.

Per una università più giusta bastano poche importanti scelte che, magari, faranno irritare i ceti più abbienti, ma che complessivamente, permette a tutti di poter studiare, come previsto dalla nostra carta costituzionale repubblicana.

Talvolta si ha l’impressione, purtroppo, di vivere in uno stato che pensa solo ed esclusivamente agli interessi di lobby e abbienti. E l’ora di cambiare rotta.